giovedì 26 gennaio 2017

La forza rigenerante del perdono


Un matrimonio felice, poi l’abbandono improvviso del marito, l’attesa, il ritorno. Carla ha sperimentato “una resa incondizionata al Mistero che rifà nuove tutte le cose”

Dopo ventiquattro anni di matrimonio apparentemente sereno – racconta Carla Bonifati – l’unione con mio marito è arrivata a un drammatico capolinea. Dire di vederti il mondo crollarti addosso è poca cosa, quando il senso di appartenenza ti ha segnato in modo definitivo e pensi di aver dato tutto perché il tuo nucleo familiare fosse felice e quieto. E lentamente, nel dolore, cominci ad interrogarti: ma sei veramente tu che costruisci, sei veramente tu che custodisci?

Bambino dai capelli rossi

La storia di Carla e suo marito Pio Barletta sembra trovare inizio nel tempo lontano dei primi ricordi d’infanzia. “E’ impressa dentro di me l’immagine di un bambino dai capelli rossi che all’asilo mi aveva protetta da altri bambini. Ricordo che quando, dopo tanti anni, ho rivisto Pio a Castrovillari durante le vacanze estive, il pensiero è tornato a quel bambino buono che mi aveva difesa”. Pio durante l’adolescenza si trasferisce a Milano, ma torna a Castrovillari per le vacanze. E’ in questi mesi spensierati che inizia a conoscere Carla e a condividere con lei incontri e caritative con il gruppo di Comunione e Liberazione.Ci siamo legati sempre di più e quando è stato il momento di scegliere cosa fare all’università abbiamo deciso di andare entrambi a Roma. Volevamo far crescere il nostro rapporto stando finalmente vicini”.

Richiamo della terra

Carla si iscrive a Psicologia, Pio a Scienze politiche. “Lui voleva laurearsi ma allo stesso tempo sentiva che ci stava stretto in un lavoro che ignorasse la sua creatività e manualità. Così se ne è letteralmente inventato uno. Io nel frattempo mi sono laureata. Dopo solo due settimane ci siamo sposati e trasferiti in Calabria da me”. Pio sente forte il richiamo delle sue radici, di quella terra lasciata troppo presto e che non ha vissuto in profondità. “In un certo senso lui ha sconvolto la sua vita trasferendosi da Milano a Castrovillari, ma lo stesso è successo per me che avevo rifiutato una proposta di dottorato per stare con lui. Ero certa che la mia strada fosse un’altra, e insieme a Pio”.

Senza alcun dubbio

Il matrimonio è cercato da Carla e Pio con convinzione: “Non ci interessava cosa pensassero gli altri, noi ne eravamo certi. L’abbiamo voluto fino in fondo questo matrimonio. Non ci importava dell’aspetto economico, non ci importava dei soldi che non c’erano. Abbiamo organizzato tutto con semplicità e ci siamo affidati tanto anche alla fantasia, all’aiuto degli amici. I primi anni di matrimonio sono stati senza figli. E’ stato un grande dolore, un problema mio. Solo dopo otto anni è arrivato finalmente Giulio”.

Una vita in frantumi

Passano gli anni, la vita di Carla e Pio si cristallizza nella routine quotidiana, fatta anche di silenzi, distanze, incomprensioni. “Ho iniziato a dare tutto per scontato, come se tutto fosse ormai così e non potesse più cambiare. Era la nostra vita, cosa poteva succedere? Avevamo una storia di fede condivisa, amici, nostro figlio. E invece…”. E invece per Pio le cose cambiano interiormente, si fanno confuse, contrastanti, poi sempre più chiare. Una sera le dice che lui ha un’altra donna. E’ un mondo che va in frantumi. L’imprevedibile si fa largo in una storia che sembrava già a lieto fine. Carla non sa cosa fare: “Mi ero fatta scudo della dottrina, ma ho finito con il considerare l’altro al pari di un soprammobile, la cui esistenza scontata non mi richiamava più realmente al destino di felicità al quale entrambi eravamo stati chiamati. Era venuto meno il donarci l’un l’altro, ogni giorno.

La libertà è di chi ama

Pio va via di casa, cerca una nuova felicità altrove. Carla lotta con sentimenti che non le appartengono. E’ ferita, arrabbiata, si ammala.In mezzo a tanto male ho cominciato a dirigere il mio sguardo al cuore di Gesù, a chiedergli di perdonare il male, che per il nostro egoismo finiva con il coinvolgere anche nostro figlio, e a confermargli la certezza che avevo che Lui era presente. Non nascondo i sentimenti di rabbia, di frustrazione, di rifiuto attraverso cui sono passata, ma ogni volta una voce più grande mi ripeteva di non avere paura della libertà, anche se questa implicava soffrire, capire, perderlo e lasciarlo andare. Perché al fondo di questa libertà che Pio stava cercando con tutto sé stesso, anche se del tutto mondana, c’era sicuramente Cristo ad attenderlo, fonte della vera vita e della vera gioia”.

Anime gemelle

Non ho mai pensato che quell’uomo non fosse più mio marito, che non fosse degno del mio amore gratuito. Mi tornavano spesso in mente le parole di una lettera di Tolkien al figlio Michael: "Quasi tutti i matrimoni, anche quelli felici, sono errori: nel senso che quasi certamente (in un mondo migliore, o anche in questo, pur se imperfetto, ma con un po’ più di attenzione) entrambi i partner avrebbero potuto trovare compagni molto più adatti. Ma la vera anima gemella è quella che hai sposato. Di solito tu scegli ben poco: lo fanno la vita e le circostanze (benché, se c’è un Dio, queste non siano che i Suoi strumenti o la Sua manifestazione)". La mia anima gemella era davvero quella che avevo sposato e in qualche modo, Lui, ci avrebbe fatto rincontrare con i suoi strumenti”.

La grazia del perdono

Per Carla, dopo la lunga notte, inizia l’alba dell’anima. L’Amore di Dio le avvolge il cuore, si scopre cambiata davanti a Lui.Mi sono ritrovata a pregare per la sua felicità, appassionata al suo destino come il giorno in cui gli avevo detto sì davanti a Dio. E io avrei atteso. Mi dicevo "Tu puoi andare dove vuoi e io non ti trattengo, ma se vuoi tornare io sono qui, perché un Altro mi consente di comprendere veramente cosa sia una casa, un luogo: non una costruzione delle nostre mani, ma l’avvenimento di una Grazia, di una scelta da parte sua, di un privilegio di sguardo". Mai mi sono sentita così amata. E miracolosamente è accaduto che anche Pio abbia avuto il cuore toccato da questo fiume di Grazia e abbia riconosciuto l’errore, trovando la forza di chiedermi perdono e di tornare là dove la sua esperienza di uomo era realmente riconosciuta e compiuta”.

Rigenerati in Cristo

Abbiamo fatto festa. Il mio rancore è misteriosamente scomparso, lasciando il posto a una nuova accoglienza e a una nuova pagina della nostra storia. Dove il vero punto non è moltiplicare parole, ma camminare alla sua presenza”. Carla e Pio hanno difeso la loro famiglia senza arrendersi, cadendo e poi rialzandosi. Oggi vivono una nuova vita insieme, rigenerata da quel perdono reciproco che rende nuove tutte le cose. (m.l.r.)


Il racconto del marito Pio

Riassumere il mio cammino è davvero arduo”, racconta Pio. “Sicuramente è stato un percorso di ricerca della mia felicità riposta più nella superficialità, fidandomi di falsi sorrisi e false promesse, piuttosto che nella realtà che mi stava davanti. Dopo diverse difficoltà lavorative e le incomprensioni sistematiche con Carla, ho creduto che la felicità stesse nel bruciare le situazioni quotidiane senza progetto e senza futuro. Mi sembrava così… ma non ero contento. Con questa nuova donna non mi sentivo veramente accolto, si parlavano lingue diverse (non solo culturalmente), avevamo età differenti. La costante e sempre rispettosa vicinanza di Carla, attenta ai miei tempi anche se rigorosamente distante, mi ha dato la scossa del risveglio e ha fatto scaturire in me l’umile richiesta di perdono, perché come il figliol prodigo ho capito finalmente che la felicità non dovevo cercarla altrove, era già dentro di me, bastava solo riconoscerla. Ed era nella misericordia, nella riconoscenza, in uno sguardo diverso che trafigge la nostra stupida corsa e la qualifica, la colora, la rende desiderabile, rispettosa dei propri tempi”.

FONTE: A Sua Immagine N. 128
20 giugno 2015



In un blog come questo, che parla di Amore (quello Vero, fatto di autentica, genuina donazione di sé stessi), ho pensato che prima o poi dovessi postare qualcosa incentrato sul Perdono, di questa Altissima forma di Amore, tra le più belle, meravigliose e sublimi che esistano. E lo spunto di fare ciò me lo ha dato quella magnifica rivista che è “A Sua Immagine” (rivista collegata direttamente all’altrettanto splendido programma di Rai 1 che va in onda tutti i sabati pomeriggio e che consiglio a tutti di vedere).
Questa storia è veramente bella anche perché si intreccia con quella della propria Conversione personale. Al centro di tutto infatti c’è Lui, Dio, al quale sia Carla che Pio si sono affidati durante il periodo della propria momentanea separazione. Questo tempo ha permesso loro di capire i propri sbagli, di rinnovarsi interiormente e di acquisire quella forza e quella volontà per riavvicinarsi nuovamente e ricominciare tutto daccapo. Ricominciare sì, ma questa volta in un unione che non avesse solamente loro due come soli ed unici protagonisti, ma con la presenza di una terza Persona, Gesù Cristo, nostro Signore e Redentore, vero e proprio “collante” di ogni unione matrimoniale che si vuole fondare sui più veri e autentici Valori Cristiani. E così la storia matrimoniale di Carla e Pio è ricominciata, ma stavolta con uno slancio, una gioia e un Amore del tutto diversi rispetto al passato, quell’Amore che può venire solamente da Dio.


Marco

lunedì 9 gennaio 2017

La SLA non ferma padre Modesto Paris: ogni domenica la Messa è su Facebook!


Il sogno nel cassetto? Portare i giovani sulle vette del Trentino

A Mocenigo, tre anni fa, ha inaugurato il campeggio dei «Rangers», l’associazione di volontariato giovanile da lui fondata a Genova. Un luogo dove ospitare famiglie in difficoltà che non possono permettersi una vacanza, ma anche per i ragazzi che con il suo esempio lavorano silenziosamente nella carità e nella misericordia (L’Adige.it, 30 novembre).

L’ “IRRIDUCIBILE” PADRE MODESTO


In questi giorni padre Modesto Paris, nativo di Mione di Rumo, ordinato 30 anni fa da Papa Paolo Giovanni II, da allora all’opera a Genova, Torino, Spoleto, con puntate in Camerun e Filippine, è alla ribalta nazionale. Il settimanale Panorama (24 novembre 2016) gli ha dedicato nell’ultimo numero quattro pagine di reportage, annoverandolo tra gli «Irriducibili». Padre Modesto non ha smesso la sua opera, sebbene sia gravemente malato di SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), malattia degenerativa che lo costringe su una sedia a rotelle, e gli ha tolto la parola e la possibilità di nutrirsi da solo.

IN DIRETTA SU FACEBOOK

Da qualche tempo, il parroco vive nel Santuario della Madonnetta di Genova. Per le incombenze della giornata si affida a Mamadou, un giovane profugo senegalese che ha accolto anni fa e che adesso è il suo interprete, la sua guida e il suo sostegno un po’ come nel film «Quasi amici».

Per il resto padre Paris è un ciclone: scrive su Facebook e dice messa con l’ausilio di un computer a sintesi vocale che può comandare con il tocco delle dita o anche con il movimento degli occhi. Così ogni domenica celebra le funzioni in diretta Facebook e i suoi fedeli lo seguono sul tablet: si confronta con la sue gente, i suoi fedeli, i ragazzi che affollano ogni sua presenza alla sede dei Rangers.

L’AQUILONE IN STANZA

Raccontava sulle colonne de L’Adige: «Ovunque io abbia operato ho sostenuto la nascita di realtà associative, prima alla Madonnetta, poi a Sestri dove quasi 20 anni fa è stata costituita una associazione giovanile ed avviato un “campo famiglie”». Secondo di sei figli di un falegname, la voglia di fare per Padre Modesto è sempre stata tanta. Spiega a Panorama: «Ero sempre in azione, anche troppo, mi dimenticavo persino di dormire. Ora la malattia mi ha imposto di rallentare, forse è un bene». Il suo motto, nonostante la SLA, è «Solo con il vento contrario l’aquilone vola». E nella sua stanza tiene un aquilone per ricordarsene.

SI AFFIDA A DIO

Padre Modesto ha un sogno: «È sempre lo stesso, fin da quando mi hanno ordinato sacerdote: portare giovani e adulti in cordata sulle vette del mio Trentino. È un sogno che voglio non finisca mai. Per questo abbiamo costruito la “casa sogno” che ospita ogni anno 500 giovani. Ma io vorrei che ne ospitasse mille».

E sulla porta della sua stanza si è fatto incidere una frase in cui si affida al Padre: «Il Signore supera di una spanna ogni nostra aspettativa».

di Gelsomino del Guercio

1 dicembre 2016

FONTE: Aleteia.org


Storia davvero straordinaria di un uomo certamente straordinario!
Padre Modesto Paris, malato di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), malattia degenerativa terribilmente invalidante, continua ad esercitare il suo ministero di Sacerdote con fervoroso slancio d'Amore, pieno di iniziative, di idee, di passione, di ottimismo, di desiderio d'Amore per il prossimo e per Dio. Dinanzi a storie umane come queste non si può non provare un senso di meraviglia, di stupore, di ammirazione! E da parte mia, con molta semplicità posso solamente dire: GRAZIE padre Modesto, per quello che sei, per quello che fai e per l'esempio che ci doni. E' grazie a persone come te che il mondo in cui viviamo è reso migliore. Grazie di vero cuore!

Marco