giovedì 30 ottobre 2014

C'è la crisi e i carabinieri fanno la spesa a una donna in difficoltà

ROVIGO - La paura che qualcosa di brutto potesse essere successo era tanta. Alcune amiche della donna, da qualche giorno, non riuscivano più a mettersi in contatto con lei. Proprio da quando era arrivata la comunicazione dello sfratto esecutivo. Ma quando i carabinieri sono andati a controllare, l’hanno trovata a casa, disperata per la situazione economica difficile in cui versa con il figlio. Così, da un lato hanno allertato l’amministrazione comunale, dall’altro, insieme alla Onlus e Motoclub ‘Fiamme del Polesine’, hanno fatto una grossa spesa di generi alimentari per la donna che la possa aiutare a superare il momento.

È una storia intrisa di solidarietà quella che arriva da Loreo e che, sabato, ha avuto il suo epilogo nella consegna della spesa alla signora. Qualche giorno fa le amiche della donna avevano lanciato l’allarme rivolgendosi al 112. Non riuscivano più a parlarle, né ad incontrarla. Così i militari si sono precipitati a casa sua, un’abitazione Erp del Comune dove vive con il figlio maggiorenne affetto da disabilità. La donna ha aperto le porte di casa ai militari, ma nel farlo ha dato libero accesso a un mondo — il suo — intriso di difficoltà economiche e di uno sfratto diventato esecutivo. Dopo quella visita, avvenuta ormai diversi giorni fa, i carabinieri hanno allertato i servizi sociali del Comune che già si stavano occupando del caso. Ma non è finita qui, perché i militari, insieme con le ‘Fiamme del Polesine’ (molti dei soci sono proprio carabinieri) hanno deciso di fare qualcosa di più: una sostanziosa spesa di generi di prima necessità e alimentari. In tutto un centinaio di euro di prodotti che sono stati consegnati alla donna.
«Fare il carabiniere vuol dire anche aiutare il prossimo al di là delle proprie competenze istituzionali e l’Arma, nei quasi due suoi secoli di vita, ogni giorno dà numerose testimonianze anche in tal senso», è il commento della compagnia di Adria.

«La situazione della signora ci è noto e da tempo ci stiamo occupando del caso — spiega il sindaco di Loreo Bartolomeo Amidei —. Purtroppo la donna ha accumulato un debito di 8mila euro con l’Ater. Infatti, nonostante l’affitto di 10 euro al mese, sono scattati 4mila euro di sanzioni per le mensilità non versate. Il regolamento prevede infatti che, a fronte di canoni così bassi, il mancato pagamento faccia scattare l’affitto massimo di 400 euro. Ho già preso contatti con l’Ater, ho chiesto di stralciare la parte sanzionatoria mentre all’affitto reale non pagato di 4mila euro farà fronte il Comune. E ben venga anche quest’iniziativa dei carabinieri».

c. d.

18 novembre 2013

FONTE: http://www.ilrestodelcarlino.it/rovigo/cronaca/2013/11/18/983906-crisi-carabinieri-spesa.shtml


Articolo un pò datato, di circa un anno fa, ma che ho voluto inserire tra le pagine di questo blog, per evidenziare lo squisito operato dell'Arma dei carabinieri, che oltre a svolgere il loro abituale servizio, si prestano anche ad opere di solidarietà spontanee e belle come questa. E vorrei ricordare che un carabiniere semplice, con l'opera che presta, A RISCHIO ANCHE DELLA PROPRIA VITA, guadagna appena 1300 euro netti al mese.
Onore e merito quindi a tutti i carabinieri, che per pochi soldi, svolgono veramente una mansione importantissima e rischiosa nella nostra società. Non dimentichiamocelo mai!
E per concludere, inserisco il video dove il Papa, il 6 giugno di quest'anno, tiene un toccante discorso dinanzi a una Piazza S. Pietro gremita di gente, in commemorazione del bicentenario della fondazione dell'Arma dei carabinieri. Un giusto tributo a questi Uomini valorosi, cui va sempre il mio più sentito ringraziamento.

Marco


venerdì 24 ottobre 2014

La bicicletta di Dio


In una calda sera d’estate, un giovane si recò da un vecchio saggio: “Maestro, come posso essere sicuro che tutto ciò che faccio è quello che Dio mi chiede di fare?”.

Il vecchio saggio sorrise compiaciuto e disse: “Una notte mi addormentai con il cuore turbato; anche io cercavo, inutilmente, una risposta a queste domande.
Poi feci un sogno: Sognai una bicicletta a due posti: un tandem. E notai che Dio stava dietro e mi aiutava a pedalare.
Ma poi avvenne che Dio mi suggerì di scambiarci i posti.
Acconsentii e da quel momento la mia vita non fu più la stessa. Dio la rendeva più felice ed emozionante.
Che cosa era successo da quando ci scambiammo i posti?
Capii che quando guidavo io, conoscevo la strada. Era piuttosto noiosa e prevedibile. Era sempre la distanza più breve tra due punti.
Ma quando cominciò a guidare Lui, conosceva bellissime scorciatoie, su per le montagne, attraverso luoghi rocciosi a gran velocità a rotta di collo.
Tutto quello che riuscivo a fare, era tenermi in sella!
Anche se sembrava una pazzia, Lui continuava a dire: “Pedala, pedala!”.
Ogni tanto mi preoccupavo, diventavo ansioso e chiedevo: “Signore, ma dove mi stai portando?”.
Egli si limitava a sorridere e non rispondeva. Tuttavia, non so come, cominciai a fidarmi.
Presto dimenticai la mia vita noiosa ed entrai nell’avventura e quando dicevo: “Signore, ho paura…”, Lui si sporgeva indietro, mi toccava la mano e subito un’immensa serenità si sostituiva alla paura.
Mi portò da gente con doni di cui avevo bisogno; doni di guarigione, accettazione e gioia.
Mi diedero i loro doni da portare con me lungo il viaggio.
Il nostro viaggio, vale a dire, di Dio e mio. E ripartimmo.
Mi disse: “Dai via i regali, sono bagagli in più, troppo peso”.
Così li regalai a persone che incontrammo, e trovai che nel regalare ero io a ricevere e il nostro fardello era comunque leggero.
Dapprima non mi fidavo di Lui, al comando della mia vita. Pensavo che l’avrebbe condotta al disastro. Ma Lui conosceva i segreti della bicicletta, sapeva come farla inclinare per affrontare gli angoli stretti, saltare per superare luoghi pieni di rocce, volare per abbreviare passaggi paurosi.
E io sto imparando a star zitto e pedalare nei luoghi più strani e comincio a godermi il panorama e la brezza fresca sul volto con il delizioso compagno di viaggio, la mia potenza superiore.
E quando sono certo di non farcela più ad andare avanti, Lui si limita a sorridere e dice: “Non ti preoccupare, guido io, tu pedala”.



Bel racconto, semplice ma molto significativo, che ci lascia questo insegnamento: Abbandonarsi completamente alla Volonta di Dio!
Chi meglio di lui, infatti, conosce ciò che è meglio per noi? Noi possiamo credere di sapere ciò che è meglio per noi stessi, ma la verità è che solo il buon Dio sa cosa è veramente meglio per noi.
Abbandonarsi totalmente alla Volontà di Dio non è facile, è come Pietro che decide di seguire il Signore camminando sulle acque..... finchè si fida va tutto bene, ma quando inizia a dubitare ecco che incomicia a barcollare e quindi ad affondare. Ciò nondimeno, è questo quello che il buon Dio vorrebbe da tutti noi: fiducia e abbandono completo alla Sua Divina Volontà, al Suo Operato su ciascuno di noi. E se così riusciremo a fare, saremo come il ciclista di questo racconto che lascia la guida della bicicletta al buon Dio. Egli ci guiderà su sentieri sconosciuti, che non immaginavamo neanche, ma proprio per questo più belli ed emozionanti. Ed è una scoperta continua, sempre nuova e sempre entusiasmante.

Marco 

lunedì 20 ottobre 2014

Una stella nella malattia


Ritratto di una religiosa del Togo che cammina con malati e orfani dell’aids

I padri conciliari ricordano che «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore» (Gaudium et spes, 1). Per questo, in diverse zone dell’Africa, anche le persone consacrate cercano attraverso le loro opere di andare incontro alle persone in difficoltà per alleviarne le sofferenze. Come membri della comunità evangelizzatrice, sono chiamate, sull’esempio di Cristo, a prendere l’iniziativa, uscire e saper coinvolgersi. Così, mediante opere e gesti nella vita quotidiana degli altri, accorciano le distanze, si abbassano, fino all’umiliazione se necessario, e assumono la vita del popolo. Accompagnano l’umanità in tutti suoi processi, per quanto duri e prolungati possano essere (cfr. Evangelii gaudium, 24).

Un esempio concreto di come un discepolo di Cristo possa incarnare la sollecitudine paterna di Dio verso l’umanità sofferente, lo troviamo nell’esperienza di suor Marie Stella Kouak, gioviale religiosa togolese di quarantasette anni.

Appartenente all’Ordre des Hospitalières du Sacré Coeur de Jésus, suor Marie Stella conduce una battaglia di civiltà nella città di Dapaong, al nord del suo Paese, per aiutare gli orfani e i malati di aids. Suor Marie Stella ha da sempre sentito il desiderio di occuparsi dei malati, soprattutto di quelli che vivono in situazioni di precarietà. Questa sua inclinazione, maturata nel gruppo ecclesiale della Legione di Maria, l’ha portata, una volta sentita la chiamata a consacrare la sua vita al Signore, a entrare nell’allora congregazione des Soeurs Hospitalières de l’Immaculée Conception de saint Armand-les-Eaux, che aveva come apostolato l’attenzione ai malati. Nel 2011 vi sarà poi la fusione di questa congregazione con quella des Hospitalières du Sacré Coeur de Jésus per vari motivi, tra i quali la scarsità delle vocazioni nel vecchio continente e l’esigenza di unire le forze per la stessa missione. Tornado a suor Marie Stella, dopo i primi voti nel 1993, fu mandata in Belgio per formarsi come infermiera.

La regola di sant’Agostino e gli episodi evangelici del buon samaritano e della lavanda dei piedi — che sono alla base dei testi fondamentali del suo ordine — hanno fatto crescere in lei un’attenzione verso gli ammalati, in particolare verso quelli che hanno contratto il virus dell’aids. Attenzione che l’ha portata a creare l’associazione Vivre dans l’espérance che si occupa oggi di più di millequattrocentocinquanta adulti malati, di tanti ragazzi e ragazze orfani colpiti dall’aids. L’obiettivo dell’associazione — che assiste anche tanti musulmani — è ridare speranza intesa come dignità, come affetto agli ammalati di aids e offrire un futuro agli orfani.
Attualmente, l’associazione gestisce due orfanotrofi, un centro di formazione e un centro nel quale sono seguiti coloro che hanno contratto il virus dell’aids. C’è in progetto di allagare le strutture per andare incontro alle esigenze in continua crescita.

Suor Marie Stella ha sentito la necessità, insieme alle sue consorelle, di occuparsi di queste persone scartate dalla società dopo aver vissuto, in prima persona sulla sua pelle, l’esperienza di un fratello malato di aids. Chi contrae questa malattia, infatti, viene giudicato male dalla società, messo ai margini, non raramente nascosto dalla propria famiglia perché causa di vergogna.
Avendo vissuto quest’esperienza da vicino, la giovane religiosa ha deciso di impegnarsi affinché l’ammalato venga considerato come una persona, sia accettato e sostenuto dalla sua famiglia, perché i suoi figli non siano marginalizzati dal contesto sociale.

Oltre ad accogliere e accompagnare malati e orfani, e a sensibilizzare le famiglie, i membri dell’associazione cercano anche di educare a una vita sessuale responsabile, in una zona come quella del nord del Togo che sta al confine con altri Paesi dove c’è una grande mobilità della popolazione.

Le motivazioni che hanno spinto suor Marie Stella in quest’opera non sono certamente solo quelle di un operatore sociale. In quanto consacrata, questa donna ha cercato di incarnare nel quotidiano i voti professati. Oltre all’obbedienza espressa nella comunione d’intenti con le altre consorelle, oltre a combattere accanto a coloro che sono colpiti direttamente o indirettamente dal flagello dell’aids, suor Marie Stella trova nella sua maternità spirituale verso questi orfani e nell’amore gratuito verso i bisognosi l’espressione concreta del suo voto di castità. Quanto invece al voto di povertà, in un continente povero come quello africano e particolarmente in un Paese in via di sviluppo come il Togo, esso viene inteso anche come condivisione. Condivisione di ciò che ciascuno ha. Infatti, oltre a mettere a disposizione i mezzi e le energie umane del suo ordine, tra le altre cose suor Marie Stella coinvolge le mamme malate e alcuni ragazzi, già ospiti dei suoi orfanotrofi, nella cura dei bambini che hanno perso entrambi i genitori.

Essendo la sua opera frutto di una chiamata speciale, la nostra religiosa trova forza — come lei stessa ci ha raccontato — oltre nell’eucaristia e nella preghiera del rosario, anche nella parola di Dio. Per suor Marie Stella, infatti, il racconto evangelico del buon samaritano che si prende cura dell’uomo ferito, quello della lavanda dei piedi dove Gesù si fa servo di tutti e quello della donna adultera sono fonti d’ispirazione, sono luce che illumina e rassicura in questa sua battaglia per la dignità di tutti. Anche di coloro che sono considerati meritevoli di esclusione perché pubblici peccatori.
L’impegno di suor Marie Stella e dei suoi amici è proprio quello di liberare gli ammalati di aids così come ha fatto Gesù con la donna adultera. «Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch'io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”» (Giovanni, 8, 9-11).
In queste parole trovano senso l’impegno ad accompagnare chi è caduto e ad aiutarlo a non cullarsi disperatamente nella sua caduta, ma piuttosto a guardare il futuro e vivere il presente nella speranza.

Suor Marie Stella trova conforto e coraggio anche nelle parole di Agostino: «Ama e fa ciò che vuoi: se taci, taci per amore, se parli, parla per amore, se correggi, correggi per amore, se perdoni, perdona per amore. Sia in te la sorgente dell’amore, perché da questa radice non ne può uscire che il bene».
La religiosa, infine, ci racconta di confidare molto nell’intercessione di coloro che lei e i membri della sua associazione hanno aiutato a traghettare serenamente alla casa del Padre, e nella Provvidenza divina che, al tempo opportuno, risponde alle attese e alle mille richieste di aiuto.

L’esperienza di questa suora africana mostra la bellezza delle religiose nel loro essere madri sull’esempio della Chiesa mater et magistra chiamata dal suo Maestro a versare l’olio di misericordia e di tenerezza sulla umanità piagata, carne sofferente dello stesso Signore Gesù.

di Gilbert Tsogli


Sentivo il bisogno di mettere, sulle pagine di questo blog, qualche bella storia di persone che hanno deciso di consacrare l'intera propria vita per servire il Signore e, nella fattispecie, di farlo servendo coloro che sono considerati nella scala sociale della nostra società gli ultimi tra gli ultimi, ovvero i poveri e i malati.
Che bella la storia di Marie Stella, completamente al servizio dei malati di Aids in Togo (Africa)... ma sempre con il sorriso sulle labbra, così come si conviene a chi ama veramente quello che si fa e in chi ama il prossimo e il Signore con tutto sè stessi.
Lasciatemelo dire..... queste sono le vere "perle" della nostra società, quelle persone che ci fanno veramente capire che nel cuore dell'uomo si annida un "potenziale" di Amore veramente immenso, e che c'è ancora e sempre tanto di buono nel nostro mondo. E ai missionari come Marie Stella (e sono tanti... grazie a Dio) dobbiamo veramente tanta gratitudine e, da parte mia, un ammirazione davvero sconfinata.
Grazie, grazie veramente di tutto..... e Lode e Grazie a Dio per elargire al mondo intero anime belle come questa.

Marco

giovedì 16 ottobre 2014

Un Nobel per la Pace per difendere i diritti dei bambini


Nobel per la pace 2014 a Malala Yousafzay e Kailash Satyarthi. Il riconoscimento è stato assegnato all’attivista indiano per i diritti dei bambini ed alla ragazza pachistana ferita dai talebani per la sua lotta per l’istruzione femminile. La studentessa ha dedicato il premio ai bambini perché:
Hanno il diritto andare a scuola e di non soffrire per il lavoro minorile. La giovane ha chiesto ai primi ministri dei due Paesi di essere presenti alla premiazione del 10 dicembre

Kailash Satyarthi, attivista indiano che si batte per i diritti dei bambini, e Malala Yousafzay, la 17enne pachistana che due anni fa fu ferita gravemente dai talebani per la sua lotta a favore dell’istruzione femminile, hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace 2014. Il comitato di Oslo fa sapere che il 60enne e la 17enne sono stati premiati “per la loro battaglia contro la repressione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’educazione”.
I giudici del Nobel hanno deciso di dedicare questa edizione del Premio alla lotta contro lo sfruttamento dei minori per fini economici: i bambini devono “andare a scuola e non essere sfruttati finanziariamente”, hanno scritto nelle motivazioni.

E’ stata una “grande sorpresa” ha dichiarato l’attivista pakistana nel corso di una conferenza stampa a Birmingham, dove vive e studia. Quando le è stato annunciato il riconoscimento Malala stava seguendo una lezione di chimica.
Sono onorata” per aver ricevuto il “prezioso” Nobel ha affermato e ha aggiunto che la notizia: “mi rende più forte e coraggiosa”. “Non credo che il Premio sia stato dato solo a me, ma a tutti i bambini che non hanno voce, ecco perché parlo a nome loro” ha aggiunto la studentessa. “Tutti i bambini”, ha proseguito la giovane pakistana, “hanno diritto a ricevere un’istruzione di qualità, a non soffrire per il lavoro minorile, per la tratta degli esseri umani. Hanno il diritto di essere felici”.
Sono davvero felice di condividere questo premio con una persona dell’India”, ha detto parlando di Kailal Satyarthi, insignito insieme a lei. “Ho ricevuto una telefonata da Kailash” ha detto la ragazza pachistana e “abbiamo deciso di collaborare per migliorare i rapporti tra Pakistan e India e perché vorremmo che tutti i Paesi parlassero di pace e sviluppo”.
Per muovere il primo passo verso il compimento del processo di pace, la ragazza ha chiesto al primo ministro indiano Narendra Modi e al premier pachistano Nawaz Sharif “di unirsi a noi” nel corso della cerimonia che si terrà ad Oslo il 10 dicembre.


Nel comunicato letto dal presidente del comitato, Thorbjoern Jagland, si legge che la scelta è ricaduta su Satyarthi perchè, con la sua organizzazione Bachpan Bachao Andolan, dagli anni ’90 si batte “con grande coraggio personale, mantenendo la tradizione di Gandhi, guidando varie forme di protesta e dimostrazione, tutte pacifiche, contro il grave sfruttamento dei bambini a scopi di finanziari, contribuendo anche allo sviluppo di importanti convenzioni internazionali sui diritti dei minori”.
In questi anni, l’impegno di Satyarthi ha permesso di liberare almeno 80.000 bambini dalla schiavitù, favorendone la reintegrazione sociale.

La 17enne Malala Yousafzay, oltre ad essere uno dei simboli dei diritti dei minori, è stata premiata anche perché ha vissuto sulla propria pelle la violenza dello sfruttamento e della violazione dei diritti dei bambini:
Nonostante la sua giovane età – osserva il Comitato – Malala Yousafzay già da anni combatte per i diritti delle bambine all’educazione e ha dimostrato con l’esempio che i giovani possono anche loro contribuire a migliorare la situazione. E lo ha fatto nelle circostanze più pericolose: attraverso la sua battaglia eroica, è diventata una voce guida per i diritti dei bambini all’educazione”.
Malala diventa così la più giovane persona ad aver ricevuto il premio, “record” detenuto da Lawrence Bragg, Nobel per la Fisica nel 1915 a soli 25 anni. Malala è diventata famosa per la sua decisione di donare, a soli 11 anni, il suo diario scritto in urdu alla BBC, dove raccontava la vita di una bambina sotto il regime talebano nella Valle di Swat. Per questo suo impegno nella lotta per i diritti delle bambine in Pakistan, subì un attacco da parte di guerriglieri taliban: il 9 ottobre 2012, mentre tornava da scuola in bus, un miliziano salì sul mezzo e sparò due colpi che la colpirono alla testa e al collo “non perché lottava i favore dell’istruzione femminile – dichiareranno i Taliban pakistani successivamente – ma perchè faceva propaganda contro di noi e contro la Sharia”. L’allora 15enne venne trasportata d’urgenza all’ospedale di Peshawar e poi trasferita in condizioni critiche a Birmingham, dove venne operata e salvata. Da quel momento in poi, il suo attivismo subì un’accelerata: storico il suo discorso alle Nazioni Unite del 12 luglio 2013. Per il suo impegno, la giovanissima pakistana ha ricevuto, l’anno scorso, il Premio Sakharov per la libertà di pensiero.

Questa edizione del Nobel per la Pace vuole trasmettere anche un altro messaggio di distensione tra due paesi ormai in guerra dal 1947: l’India e il Pakistan. I due premiati sono un’hindu (Satyarthi) e una musulmana (Yousafzay), l’uno accanto all’altra, a simboleggiare la possibilità di dialogo tra due paesi che per anni hanno combattuto per la nascita di un paese di indiani musulmani e, ancora oggi, per il controllo della regione di confine del Kashmir. Proprio a questo scopo la giovane pakistana ha lanciato un appello ai presidenti dei due paesi: “Prendete parte insieme alla cerimonia di consegna dei Nobel per la Pace”.

10 ottobre 2014

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/10/nobel-per-la-pace-2014-a-malala-yousafzay-e-kailash-satyarthi/1150505/


Un Nobel per la Pace che premia 2 persone che si sono battute e che si stanno battendo per i diritti dei bambini..... e come si fa a non essere d'accordo con una decisione come questa? E' grazie a persone come queste che il nostro mondo è migliore, grazie al loro coraggio, alla loro intraprendenza, al loro Amore. E com'è bello spendere la propria vita per ideali così alti come questi!
Grazie Malala, grazie Kailash! Se tanti bambini, nel mondo, hanno una vita migliore, è per merito vostro.

Marco

sabato 11 ottobre 2014

“Cucciole per cuccioli”, bambine che aiutano a far adottare gli animali


“Cucciole per cuccioli” è la bella iniziativa di quattro bambine di 10 anni a favore del canile di Latina. Tutto parte da un progetto scolastico a cui Benedetta, l’organizzatrice, partecipò due anni fa. Un progetto per sensibilizzare al rispetto degli animali, culminato con una visita in canile. Benedetta rimase talmente colpita che disse ad una volontaria che il suo cuore piangeva nel vedere tanti abbandoni e che prima o poi avrebbe organizzato qualcosa.

Ed ecco quindi l’annuncio del giovanissimo quartetto animalista: una serata tra canti, balli e buffet, al costo “dai 50 centesimi in su”. In città non è la prima volta che dei bimbi si attivano per gli animali in difficoltà. Di recente infatti, Camilla, in procinto di ricevere la prima Comunione, ha preso la decisione di dedicare l’evento al suo cane, scelto in canile in quanto molto anziano e probabilmente destinato a finire i suoi giorni in una gabbia.

Niente affatto, deve aver pensato, e in mezzo a tanti ha scelto proprio lui, il vecchino del canile, e lo ha accudito fino al termine della sua nuova breve ma felicissima vita. Avendo provato l’esperienza di dare felicità a un essere bisognoso, ha voluto confezionare le bomboniere della Comunione con un biglietto in ricordo del suo amico a quattro zampe, un monito chiaro agli adulti presenti: adottate i cani del canile e adottate quelli più bisognosi d’amore.

Ora la nuova piccola impresa. Di fronte a modelli sempre più consumistici e tutti ripiegati verso l’egoismo, alcune bambine decidono di dare l’esempio. Raccogliere fondi (se pur simbolici) da destinare al canile “Associazione Amici del Cane” di Latina (definito in una puntata di Geo & Geo uno dei migliori rifugi d’Italia per cani in attesa di adozione). Un insegnamento grande proprio per la genuinità di questa azione disinteressata e amorevole verso altri esseri in difficoltà.

di Rosa Manauzzi

21 giugno 2014



Ho scelto di pubblicare questa storia sulle pagine di questo blog, perchè nella sua semplicità e genuinità, ci fa comprendere quanta sensibilità e bontà ci sia nei cuori dei bambini. Non lo scopriamo certo adesso, naturalmente, ma ogni tanto vale la pena ricordarlo con storie belle e delicate come questa.

Marco